Vittorio Emanuele II
Via Varducci, 5 - 52100 - Arezzo SCUOLE ELEMENTARI E MEDIE ANNESSE

CENNI STORICI


Il Concilio di Trento (1545 - 1563), oltre che rappresentare una tappa fondamentale per la Chiesa cattolica, segnò, sia pure in via indiretta, l'origine dei Convitti in genere e di quelli Nazionali in particolare. La principale causa dei mali che da secoli travagliavano la chiesa fu attribuita alla rilassatezza della disciplina ecclesiastica oltre che al diffuso malcostume che, come è noto, aveva dato occasione allo scisma protestante.

Alla gravità del problema il Concilio intese provvedere, curando in modo speciale l'educazione del clero giovane. Si istituirono quindi i seminari diocesani allo scopo di educare coloro che si avviavano alla vita sacerdotale, isolandoli dalla corruzione e dai vizi, abituandoli agli studi, in particolare alle sacre scritture e delle Opere dei Padri della Chiesa, nonché l'esercizio delle virtù cristiane. I Seminari rappresentarono, quindi, la prima forma d'istituto collegiale ai quali si ispirarono i Gesuiti, ed in seguito gli Scolopi, i Barnabiti e altre numerose congregazioni religiose, tanto che fino alla soppressione della compagnia di Gesù non vi furono che collegi mantenuti o diretti da ordini religiosi o dal clero secolare.

L'origine del "Vittorio Emanuele II" non è diversa da quella di numerosi altri Convitti.

Anche ad Arezzo, infatti, i Gesuiti, seguendo il ben determinato disegno di indirizzare, attraverso l'educazione delle generazioni del tempo, le classi dirigenti della società per il trionfo della fede cattolica e del potere pontificio, aprirono un loro collegio. L'occasione fu data dalle ultime volontà espresse dall'aretino DARIO BOCCARINI, canonico della basilica romana di S. Pietro. Il prelato, che era anche segretario del cardinale milanese Sfrondati ,morendo il 4 dicembre 1612 , lasciò erede dei suoi beni la Compagnia di Gesù, con l'obbligo di erigere in Arezzo un pubblico collegio come quelli che essa contava in numerose altre città .

I Gesuiti ovviamente non indugiarono nel proposito e c'è da credere, al lume di quanto conosciamo di loro, che un collegio in Arezzo lo avrebbero aperto in ogni modo. Il loro Preposto Generale, però, trovò, giustamente, un po' scarsa la somma lasciata dal Canonico Boccarini: fatti tutti i conti, pagati i debiti e soddisfatti i legati, risultò trattarsi di ottomilacinquecento scudi, somma assolutamente inadeguata alla realizzazione del generoso desiderio. I Gesuiti, però, non ne fecero una questione insormontabile. Esperti quali essi erano diventati, bussarono a quattrini presso gli Aretini ed il loro Vescovo che, però date le difficoltà dei tempi, non poterono offrire granché. Decisero allora di attuare l'unica cosa che rimaneva da fare: mettere a frutto gli ottomilacinquecento scudi, fino a quando non fossero diventati una somma tale da permettere la prevista costruzione.

Trascorsero più di quarant'anni prima che si ricominciasse a parlare in termini concreti di tutta la faccenda. Nel 1655, su pressione del Granduca di Toscana Ferdinando II dei Medici, il Preposto Generale della compagnia inviava ad Arezzo il Padre Provinciale della Toscana insieme all'architetto padre gesuita Ciriaco Pichi da Sansepolcro, per scegliere ed acquistare il terreno su cui far sorgere il collegio. Dopo diverse altre vicissitudini di cui è inutile accennare in questa sede, il 13 luglio del 1668 il Vescovo Tommaso Salviati procedette, nel corso di una solenne cerimonia, alla posa della prima pietra del costruendo edificio, la cui progettazione era stata affidata al già detto Padre gesuita Ciriaco Pichi. Diciotto anni dopo, e precisamente nel 1686, collegio e chiesa, uniti in una sola grande costruzione, furono finalmente portati a termine ed il 21 dicembre otto padri ne presero possesso. Con essi era quel Padre Maselli che, assumendo la Direzione del collegio, ne divenne il primo Rettore. Il giorno successivo il Vescovo Ottaviano Attavanti consacrò la chiesa e benedisse tutto il fabbricato, che, in onore del fondatore della Compagnia di Gesù, prese il nome di "Collegio e chiesa di S. Ignazio"

Il 2 gennaio 1687 furono aperte le pubbliche scuole di grammatica ed umanità, mentre nel novembre iniziò a funzionare quella di filosofia. Contemporaneamente un decreto del Granduca Cosimo III dispose la chiusura delle scuole comunali.

Le vicende del collegio aretino ebbero momenti di grande splendore e momenti di grave decadenza. E' tuttavia da tener in conto che con la soppressione della Compagnia di Gesù (Bolla pontificia del 21 luglio 1773) il collegio passò nelle mani di altro ordine religioso: i Vallombrosani (1774 - 1829), per poi trasformarsi, data la sua meritata fama, in "Imperiale Reale collegio Leopoldo" con un sussidio annuo di L.8.000. Inoltre, al fine di ordinare in maniera più completa il ciclo di attività convittuale, fu acquistata per la villeggiatura estiva la villa di Agazzi, posta a circa sei chilometri dal centro urbano. Purtroppo, a tale periodo di splendore, successe una repentina decadenza ed un conseguente discredito che indusse il Granduca Leopoldo II in data 15/11/1853 al decreto di chiusura fino a nuovo ordine.

La definitiva riapertura del Convitto venne a coincidere con gli avvenimenti che portarono all'Unità d'Italia. Allorquando i Lorenesi abbandonarono definitivamente la Toscana , uno dei primi pensieri delle autorità aretine fu quello di riaprire il Collegio-Convitto. Il nuovo prefetto della Provincia di Arezzo, Francesco Doni si preoccupò subito di realizzare tale progetto. Alla nobile iniziativa aderì il Municipio, che, sobbarcandosi notevoli spese (60 mila lire), fece eseguire al fabbricato opportuni restauri.

Le varie vicissitudini che attraversò il glorioso Convitto aretino non possono esaurirsi in questi brevi cenni, si sappia solo che durante le due guerre mondiali il Convitto venne adibito ad Ospedale militare. L'esiguo numero di frequentanti (tre) ne impose la chiusura temporanea il giorno 3 dicembre 1943.

Il Silenzio del "Vittorio Emanuele II" durò più di sette anni, se si esclude una non ben chiara unione stipulata tra il Convitto Aretino ed il Collegio "Serristori" di Castiglion Fiorentino, per cui dal 1 ottobre 1948 all'aprile 1951 il Convitto Nazionale di Arezzo risultò trasferito e funzionante nella sede del collegio castiglionese.

Nel 1951 il Ministero della Pubblica Istruzione provvide alla nomina del Consiglio di Amministrazione e alla restituzione dei locali al Convitto, che ebbe così la possibilità di riprendere la sua attività istituzionale che perdura a tutt'oggi con grande vivacità e con notevole apprezzamento della comunità aretina e non solo, poichè il Convitto oltre ad ospitare trecento semiconvittori, accoglie venticinque convittori provenienti da svariate parti d'Italia per attendere ai loro studi.



La presente relazione storica è stata tratta dalla pubblicazione del Dr. Prof. Raffaele Gesù "Il Convitto Nazionale di Arezzo" -Tipografia Commerciale Arezzo 1968